Giardini d’inverno

A te si giunge solo attraverso di te.

A te si giunge solo
attraverso di te. Ti aspetto.

Io certo so dove sono,
la mia città, la strada, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Ma non so dove sono stato
con te.
Lì mi hai portato tu.

Come potevo imparare il cammino
se non guardavo altro che te,
se il cammino erano i tuoi passi,
e il suo termine
l’istante che tu ti fermasti?
Cosa ancora poteva esserci
oltre a te che mi guardavi?

Ma ora,
quale esilio, che assenza
essere dove si è!
Aspetto, passano treni,
il caso, gli sguardi.
Mi condurrebbero forse
dove mai sono stato.
Ma io non voglio i cieli nuovi.
Voglio stare dove sono già stato.
Con te, tornare.
Quale immensa novità
tornare ancora,
ripetere, mai uguale,
quello stupore infinito!

E finchè tu non verrai
io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni,
delle scie, immobile.
Perchè so che là dove sono stato
nè ali, nè ruote, nè vele
conducono.
Hanno tutte smarrito il cammino.
Perchè so che là dove sono stato
si giunge solo
con te, attraverso di te.

P. Salinas

Io e le mie 4 spine.

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Sociologia portami via

WP_20150201_005Sparita per un mese.

Il che potrebbe non essere un grosso problema non avendo io scadenze fisse nello scrivere qui, invece un po’ lo è, perché mi è mancato questo spazio e anche la chiarezza di poter mettere un po’ di pensieri nero su bianco alleggerendosi la testa e il cuore.
Ma il lavoro mi ha assorbito, e questa è una novità..almeno nella mia vita.. quindi ne ho approfittato per fare uno studio sociologico su me stessa e il mio approccio al lavoro che sto imparando a fare, come uno studioso che si osserva da fuori incuriosito e divertito dal comportamento delle sue cavie. Ben conscia che la mancata separazione tra osservato e osservatore inficia un po’ la veridicità del risultato..ma alla fin fine non sono qui ad aver la pretesa di rivoluzionare la sociologia quindi mi accontenterò (però se qualche sociologo mi legge e ha voglia di studiarmi me lo faccia sapere, credo che sarebbe divertente).

Nel mio studio su me stessa per questo mese ho avuto sempre davanti agli occhi il calendario (bellissimo!) che ho scelto per il 2015 e che potete vedere nella foto.
Anche questo ha avuto un suo peso nelle mie osservazioni..ed è stato come un mantra ogni volta che non sapevo come comportarmi, anche perché aveva decisamente una frase azzeccata per la mia situazione, inizio lavoro, fine di tante altre cose, cose da costruire e progetti da abbandonare..

Nuovo è il mio cammino per costruire un futuro che non rinneghi ciò che ero e sogni ciò che sarò.

E ora che il mio periodo di osservazione è finito (si lo so, non è che sia durato molto, ma osservarsi dall’esterno è anche abbastanza noioso) dall’alto della mia nuova e più matura consapevolezza di me posso dire che:

–          Lavorare nel centro di una città mi piace, solletica il mio snobismo ma mi fa apprezzare il paese in cui vivo

–          A me piace lavorare, mi piace il lavoro che faccio e mi piace fare le cose bene. Detto questo la mia vita si svolge assolutamente fuori dall’orario e dal luogo di lavoro e sono contenta che sia così.

–          Anche se sono almeno 7/8 giorni che penso a questo articolo quando torno a casa dal lavoro non ho la benchè minima voglia di accendere il computer, comincio a pensare che questa sia la cosa migliore del mio lavoro.

Non valgo granchè come sociologa.
Ma, in compenso, il mio calendario è un ottimo consulente. Vedremo se sarà di aiuto anche a febbraio.

Speranze sotto l’albero

Non sono mai stata così fiera dei miei regali di Natale, a volte dove c’è poesia c’è anche bellezza e dentro queste la speranza e l’incoscienza di un progetto che merita molta più ammirazione di quanta io sappia dire.

Per questo ve lo mostro e vi invito a lasciarvi conquistare.

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Se avessi la metà di tanta semplice leggerezza..

e se ancora non vi basta ecco i miei auguri di Natale ritardatari.