I quaderni della fenice vol I

Mi sono fermata sulla soglia.
5 mesi dopo..ho finito quel quaderno, il primo quaderno della fenice, quello che mi ha visto bruciare, raccogliere le mie ceneri e ricostruirmi un pezzo alla volta.

L’ho terminato proprio ieri..e ora guardarlo mi rende fiera.
C’è tutta me stessa, tutto quello che mi è costato restare ferma immobile al centro della tempesta, non scappare, non cercare di resistere.
Piegarmi e forse anche spezzarmi, chiedere aiuto, rivestirmi della mia fragilità per riconoscermi in essa e conoscermi.

E ritrovo le persone, il senso di gratitudine, la voglia di guardare avanti, le speranze.
E mi vedo ora. Sulla soglia di tantissime cose meravigliose.

Cenere feconda.

Prima. Vera.

La prima.

Arrivata a sorpresa, vissuta bene? Vissuta male?

Andata bene? Andata male?

Un sacco di sorrisi..

Sentirsela fortissimo, benissimo, tantissimo..

La prima. Vera. La primavera.

E ora cosa si suppone che faccia?

Fare, aspettare, lasciare fare…non lo so.

Ma ha importanza?

I fiori non si preoccupano per la primavera..stanno pronti e quella arriva..

 

Un giorno alla volta

Un giorno alla volta
Sotto un cielo immenso
L’amore è stato qui.

E tra mille cose non dette perse nel sole
di una mattina,
Quello che vedi qui, non c’era prima.

Ed è come la luce di certe mattine di febbraio alle 6 sul Po..
Non  è la luce di Palermo a mezzogiorno a luglio, non definisce..

Ci lascia scoprire un po’ alla volta, ci lascia umili di fronte alle cose grandi.

Un giorno alla volta
sotto un cielo denso
Siamo cresciuti qui.

E tra mille dolci promesse fatte di vino
e di luna piena
niente potrà più tornare come prima.

Almeno..

(E?)voluzioni

Prima mi sarei fatta meno scrupoli; ora abbiamo tutto tanto da perdere o crediamo che sia così perché sentiamo di avere perso tanto.

Si legge nei sorrisi, negli sguardi. C’è molta più innocenza ora di quando avevo 20 anni, più pudore, forse perché abbiamo accumulato scheletri negli armadi, abbiamo cose di cui ci vergogniamo.

E ci guardiamo negli occhi senza sapere come fare per farci bene senza farci troppo male, senza strappare le pezze che ci siamo faticosamente cuciti addosso per tenerci insieme. E vorremmo guardarci apertamente, toccarci, assaggiarci senza abbassare lo sguardo ma non siamo più capaci.

Siamo animali goffi e imbranati, pieni di acciacchi e cicatrici e tenerezza; pensiamo di avere tutto da perdere anche se non abbiamo proprio niente.