Tornare a casa

Sabato ho conosciuto E. un’ospite della Casa della Carità di Cagnola (Castelnuovo né Monti). Ha 81 anni e una qualche forma di siturbo psichico, neurologico, fisico non meglio precisato e che non saprei definire con precisione.
Vive nella Casa da 41 anni, prima ancora era ospite in un manicomio o forse più di uno..non abbiamo indagato questo aspetto della sua vita. E’ orginaria di Montecchio e ha un fratello, evidentemente ancora vivo, che vive ancora lì e ogni tanto va a trovarla.

Quel giorno E. era felice perchè l’indomani sarebbe iniziato marzo e a marzo ci ha riferito che sarebbe tornata a casa, con suo fratello appunto, qualche giorno.

Ma non è proprio così, ha precisato la suora sorridente che la accompagnava, suo fratello le aveva detto che sarebbe tornato a trovarla a marzo non ha mai detto che l’avrebbe portata con lui qualche giorno.

Ma E. era convinta; la suora ha continuato spiegando che dopo 41 anni nella Casa, e chissà quanti altri prima passati in giro..dopo più di metà della sua vita lontana da Montecchio ancora quando ha un dispiacere, si arrabbia o è triste dice a tutti che vuole andare a casa, la sua casa, a Montecchio.
Casa sua è sempre lì per lei, anche se persino suo fratello le risponde dicendo: “E’ questa Casa tua”, intendendo la Casa di Carità.

Mi ha fatto venire voglia di tornare a casa, anche se la mia casa non l’ho mai lasciata.

Cose che non ho il tempo di chiedermi

Dall’ultima volta che ho scritto WordPress è diventato molto più dinamico e pieno di animazioni e onomatopee simpatiche; immagino che questo renda l’esperienza di blogging più divertente, più interattiva o più semplice..
Ci sono cose che dovrei avere il tempo di chiedermi, ma non lo trovo mai questo supposto tempo, tipo esiste un galateo dei blog?
Non tanto quella che in gergo si chiama netiquette quanto piuttosto una sorta di civile cortesia 2.0.. un po’ come andare al bar con qualcuno e offrirsi di pagare il conto, non è obbligatorio ma ogni tanto sta bene farlo, oppure tenere la porta aperta a chi entra dopo di te in un luogo pubblico.

Insomma..se qualcuno commenta il tuo blog tu devi commentare il suo? O visitarlo? O magari ricambiare qualcosa?
Perchè non me lo sono mai chiesto..e in certi sabati sera in cui resti a casa per recuperare settimane infernali finisci per farti tutte le domande che il tuo cervello (probabilmente con sacrosanta ragione) ritiene banali e francamente superflue rispetto al mare di preoccupazioni che ci attanaglia.

Succede se capiti in periodi come questo; nei quali tutto viene accelerato e le cose finalmente accadono, non una alla volta come ci augurerebbe ma tutte insieme e ti costringi a scegliere e riesci a volte, per istanti brevissimi e quasi inconsapevoli, a intravedere l’ordito su cui stai tessendo la trama della tua vita. E il più delle volte vai per tentativi, a tentoni, augurandoti che alla fine ne venga qualcosa di buono; non si pretende un capo di alta moda ma almeno una coperta calda. Ma in quegli istanti la chiarezza sembra possibile, sembra alla nostra portata alzarci al di sopra del telaio e valutare il lavoro fatto e cominciare ad intuire la piega che forse prenderà..e sorprenderci nel vedere che quello che pensavamo fosse un poncho peruviano sta divenendo in realtà una tenda di broccato o una tovaglia di lino.

Ci sono istanti di preziosa chiarezza in cui possiamo anche prenderci il lusso di porci domande superflue, lasciando per un attimo le ricerche di senso e cercando di avere fiducia. E a me capitano sotto forma di sabati sera di “noia”.

Hogar

A volte di notte sarebbe opportuno dormire. A volte non ce la si può fare neanche volendo.

E’ passato quasi un mese dal mio ritorno a casa. Casa. E’ passato quasi un mese da quando ho lasciato casa.

E quindi adesso mi sento a casa.

Ci sono persone che imparano a sentirsi a casa ovunque, magari all’inizio fanno fatica ma poi imparano ad adattarsi a portare la loro casa dentro di sè, come uno stato mentale, o uno stato d’animo. Io no.
Non sono capace e forse neanche mi interessa impararlo, in realtà mi piace che alcuni posti siano casa e alcuni invece non lo diventino mai, mi aiuta a non perdere la dimensione del viaggio.

Casa mia mi fa sentire a casa. Il mio paese mi fa sentire a casa, anche quando è ricoperto di neve e irriconoscibile come ora. Ci sono cresciuta, mi conosce a memoria. Le colline e la campagna.

Da poco inizio a considerare casa anche Reggio, anche se questo non mi impedisce ogni tanto di guardarmi attorno smarrita. Ma poi mi ci ritrovo sempre.
Mi sento a casa in certi punti di certi paesi della mia terra, dell’Emilia. Dei centri lungo la via Emilia, le piazze cittadine,i portici, hanno qualcosa che mi appartiene o forse io ho qualcosa che appartiene loro. Mi sento a casa nella nebbia.

Mi sento a casa in posti lontani che incontro come se non avessi cercato altro, come arrivarci e capire che erano lì ad aspettarmi da sempre e ci siamo sempre desiderati tanto. Mi sento a casa a Santa Croce a Firenze, mi sento a casa a Siviglia che ho girato senza mai perdermi e senza cartina come se non avessi mai fatto altro nella vita.
Mi sento a casa a Erice, a Noto, nelle strade di Ragusa Ibla, in Sicilia mi sono sempre sentita a casa.
Mi sentirei ancora a casa credo a Marina di Pietrasanta.
Mi sento a casa in ogni Chiesa e forse anche per questo credo.

Mi sento a casa in ogni libreria e biblioteca, forse perchè sono viaggi che mi portano più dentro di me che fuori di me.

Mi sento a casa con Stefano, ed è talmente ovvio che non saprei che altro dire.
Mi sento a casa coi miei amici e i loro sorrisi, ma ancora di più coi loro silenzi. Mi sento a casa a casa di Gu.
Mi sento a casa con Mario, forse perchè la sua casa è un po’ ovunque o forse perchè la nostra amicizia è sempre stata itinerante.
Mi sentirei a casa con Anto, come un posto conosciuto e che ti ha conosciuto così bene a cui però concedi sempre il beneficio di sorprenderti.
Non mi sono mai sentita a casa con Gabriele e forse non è un caso che abbia iniziato a viaggiare così tanto..le partenze mi davano sempre più gioia del ritorno.

Mi sento a casa con la mia famiglia. Tutta, ma soprattutto con le donne della mia famiglia, zie, cugine, mamma, sorelle,nonne..le donne della mia famiglia e i loro sorrisi, i loro occhi furbi e le loro lingue svelte, perchè non ce ne muore in gola mezza. Il loro intuito sottile e preciso. Mi sento a casa anche coi miei cugini, benchè maschi ma è una cosa diversa, accogliente come può esserlo un muro, silenziosi ma solidi.

Mi sentivo a casa a Murcia, mi faceva sentire a casa quella luce così bella che a inventarsela non ne avrei immaginata una uguale. La solitudine che respiravo lì aveva preso un odore peculiare.
Mi sentivo a casa in Santa Eulalia, i mille locali e la gente che faceva chiasso; mi sentiva a casa con Santa Eulalia, con la veste bianca della verginità, il drappo rosso del martirio e il giglio verde in mano. Mi strappava sempre un italianissimo sorriso.
Mi sentivo a casa con Laura, che ce l’avrei vista bene tra le donne della mia famiglia, per la semplicità con cui sapeva dare il significato giusto alle mie parole, senza cadere in ironie e malizie, terminava le mie frasi come se fosse la cosa più naturale del mondo. Semplice e bello come il profumo del pane.
Mi faceva sentire a casa Carlos, generalmente ridendo, quel senso di trasparenza, di nudità dell’animo allegra, immediata e liberatoria di casa tua. O almeno di casa mia.

Ci sono tantissimi luoghi, fisici o dell’anima, che sono casa mia. E ancora di più che non lo sono e non lo saranno mai.
Luoghi che sono esplorazione, scoperta, viaggio, fascino e mistero. E resteranno tali.

A ben pensarci, c’è tanto di cui rendere Grazie.

Casa? Casa, claro..como siempre..

Tricolore:

– lunghissimo elenco di libri da leggere, grazie mamma, grazie Tulli siete le migliori talent scout da libreria

– nessun muratore a 10 mt dalla mia finestra, grazie a Dio

– involtini

– dolcissimi messaggi di bentornato, Chiara non ti immagini neanche quanto mi sei mancata

Rojigualda:

– i tramonti dietro Santa Eulalia

– stupefacenti aromi

– han tocado el timbre..quienes?estas esperando por alguien? Yo no, tu? No..bueno a lo mejor se quedarà a cenar..

Dios mio..

Nostalgia de casa aunque esta sea de hecho mi casa.

Shuttered.

Convivendo

Casa è:

un libro sul comodino,comprare una caraffa, pulire la cucina.

Darsi appuntamento per la cena, io cucino e tu lavi i piatti.Convivere con un perfetto sconosciuto.

Pensare che è ora di prendere un portachiavi e una pedana per la doccia.

Manca solo una cosa perchè sia davvero casa.