Chiusura di esercizio 2014

Caro 2014…

La buona notizia è che è finita.
Quella (forse quest’anno non poi così tanto) cattiva idem.

Buona fine e buon principio, per stavolta non mi è rimasto nient’altro.

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FE 2014 #5

Mentre pensavo di aprire questo post commentando il fatto che il caldo sta arrivando e le mostre se ne vanno mi è giunta voce che invece le prolungheranno!
Non tutte par di capire ma buona parte..guarda caso prolungano praticamente tutte quelle che ho già visto. Non è ironico?

A parte il mio pessimo tempismo (cosa che per altro aveva già sperimentato e attestato in una marea di occasioni) le esplorazioni fotografiche di ieri non mi hanno entusiasmato.

Annarella Benemerita Soubrette CCCP Fedeli alla linea – Senz’altro l’abito

Lo spazio Gerra conferma la sua vocazione per la fotografie che hanno a che fare con la musica..ma ovviamente non si può pretendere che ripeta l’exploit dell’anno scorso con Mick Rock; perciò fugando ogni dubbio quest’anno l’attenziona ha virato completamente.
Non serve che spieghi chi sono i CCCP, almeno a Reggio Emilia non serve spiegarlo..e a nessuno che abbia visto gli anni ’70 e ’80 in particolare.
Alcune foto sono molto belle, anche la cosa che salta di più all’occhio è che Lady Gaga a costei le fa un baffo (per essere eleganti). La vera provocazione è nata e morta con quei gruppi, con quella libertà e quell’arroganza che avevano loro; il resto è marketing.

In Galleria Parmeggiani invece erano esposte 3 diverse mostre:

Wild Window
Andrea Ferrari

Quest’anno non riesco..troppo concetto mi sfinisce..cercavo un simbolismo come quello di l’anno scorso. Ma non ha funzionato, sono ancora alla ricerca, questa esposizione mi ha lasciata perfettamente indifferente.

Cose ritrovate
Paolo Simonazzi

Le foto di questa mostra invece mi sono piaciute molto. Immagino che ovunque esistano personaggi così, persone che accumulano, che raccolgono, conservano, immagazzinano e contemplano. E così Simonazzi è partito alla ricerca dei luoghi in cui finiscono le cose che dimentichiamo, abbandoniamo, perdiamo o magari di cui cerchiamo di disfarci; il risultato è affascinante, toccante a suo modo.

Archivio Garolla

Un po’ di vintage non guasta mai, il percorso sulle orme dei Mille è veramente romantico.

FE 2014 #4

Era ora di puntare al bersaglio grosso, stavolta mi sono diretta verso i Chiostri di S.Pietro (che sono una sede espositiva incredibile, al momento vedo che stanno facendo dei lavori per sistemarla..penso stiano rimettendoci mano un po’ alla volta per non doverla chiudere al pubblico del tutto..ma è un tesoro della città che non si può assolutamente perdere).

In queste sede oltre alla biglietteria ci sono le mostre del circuito 0-25 liberamente visitabili gratuitamente al piano terra e al primo piano 3 delle mostre principali del Festival: Sarah Moon, Eric Lessing e Luigi Ghirri.

Luigi Ghirri: Pensare per immagini. Icone. Paesaggi. Architetture.

Io penso che questa mostra sia la risposta. A tutto. Tipo 42.
Per me già dopo i primi due collage di foto (cieli) poteva chiudersi tutto. Si era già detto tutto. Prendi incarta e porta a casa.
Avete presente quelli che ci comprano una reflex e poi cercano di imparare a fare foto artistiche?
Quelli che prendono elementi strani e li compongono per dire qualcos’altro?

Ecco. Tutt’altra storia! Fatevi un giro qui, guardate queste foto fate con macchine fotografiche normali, senza tecniche strane, senza creare dei set ad hoc per ciò che si vuole rappresentare.
In questa mostra non si usa la fotografia per dire qualcosa ma si fotografa ciò che si sta già dicendo..Sono le foto che farebbe chiunque in vacanza, quelle che fai perchè ciò che vedi ti parla, un paesaggio, una geometria che solletica il tuo cervello, un accostamento di colori che vedi per strada e ti fa dimenticare quello che stavi dicendo, una luce che ti apre qualcosa nella testa. In queste foto ci sono tutte quelle volte che dici: “guarda quel…….che bello…quasi quasi dovrei fotografarlo”. Ghirri le fotografava e fotografava come chi c’è dentro alla storia. L’impressione non è di avere una visione dall’alto delle cose, ma di avercela da dentro.

E’ semplice ed è potente. In un modo che non mi sarei mai aspettato, che sembra purificare la fotografia da tutto quello che poi ci è stato appiccato sopra (che a volte è pregevole, non si discute!).

Sarah Moon: Alchemies

Ho sentito parlare molto bene di questa mostra ma io non ne sono rimasta colpita, mi sono piaciuti alcuni paesaggi sull’estate indiana ma nel complesso l’ho trovata troppo cupa e un po’ troppo enigmatica (forse per colpa/merito della mostra precedente).

Sono curiosa però di vedere il percorso di foto prodotto per i Musei Civici di Reggio Emilia per poter confrontare e capire se è proprio la sua cifra stilistica o si tratta di una scelta legata al percorso monografico presente in mostra.

Eric Lessing: Il lavoro e i lavoratori dopo la guerra.
Dalla collezione MAST di Bologna.

Un po’ antologica..un po’ visto e rivisto, belle foto, però forse è un soggetto un po’ abusato negli ultimi tempi causa contingenze mondiali ed economiche.

 

FE 2014 #3

Terzo appuntamento e dicono che al terzo appuntamento le cose comincino a farsi interessanti..quindi anche io ho cominciato a spulciare la sede che di solito riserva le migliori sorprese. E anche quest’anno i chiostri di S.Domenico non deludono mai!

Divine Violence
Broomberg & Chanarin

Penso si tratti di un’anteprima mondiale del nuovo lavoro della coppia di autori “Holy Bible”. In particolare il lavoro nasce dall’incontro con la Bibbia di Bertold Brecht piena di foto, segni annotazioni e cose che apparentemente non centravano nulla col testo (ma che evidentemente per Brecht centravano eccome).
Da qui lo spunto per ripercorrere il libro dei libri tenendo a mente il principio del filosofo Adi Ophir secondo il quale Dio si rivela soprattutto nella catastrofe e le strutture di potere bibliche sono correlate con quelle delle governance moderne.

Questo progetto, finora era stato realizzato sono a livello editoriale, con l’aiuto del Archive of Modern Conflict (che non dev’essere un bell’album da sfogliare) ripercorre la’attualità e la sacralità, la violenza insita nell’uomo e i conflitti che il potere genera nella società ai quali ci siamo ormai assuefatti tramite una comunicazione sempre più spettacolarizzata ma impersonale.
Finora è una delle mostre più intellettuali che mi sia capitato di vedere; richiede uno sforzo non indifferente sia intellettuale che emotivo però è un esempio di come l’arte possa essere provocatoria con cognizione di causa; non lanciando strali e scandalizzando per il gusto dello scandalo, ma di una provocazione costruttiva, che parte dalla riflessione e dall’interiorizzazione di ciò che sta al di fuori di sè stessi. Se vi sembra poco..

The magical in passing
Herbert List

E’ bellissimo apprezzare le arti visuali senza il peso di doverne essere un estimatore di lunga data, conosco l’agenzia Magnum ma di certo non avevo idea di chi fosse Herbert List. E quindi mi sono gustata ogni singola foto come un dono insapettato.
Se dovessi indicare la fotografia come piace a me penso che lui entrerebbe nel novero dei miei preferiti senza dubbio.
La luce, la composizione, la classicità. Abbiamo detto tutto quello che c’era da dire per conquistarmi.
Le sue foto sono splendide, sono foto di dettagli, foto di istanti che passano..en passant..the magical in passing; foto che, come mi ha fatto notare qualcuno, se sono osservate da vicino non hanno nulla da dire ma se fai un passo indietro e le contempli invece di studiarle ti conquistano.
I corpi maschili, le composizioni still life e le esplorazioni nel Mediterraneo della Grecia, dell’Italia, dell’Andalusia..sono veramente squarci di luce, di magia, di quegli istanti che ti aprono dentro e poi svaniscono.
Forse solo i ritratti mi hanno lasciato più tiepida (però Anna Magnani..che ve lo dico a fare..)

FE 2014 #2

Collateralità da Notte dei Musei. Una marea di persone in giro per la città, mostre prese d’assalto, visite guidate, set fotografici d’autore, incontri con gli artisti.
E così mi sono rifugiata in una delle iniziative collaterali e parallele al Festival ovvero la mostra a Palazzo Magnani, organizzata dall’omonima Fondazione (qui per visitare il loro sito), dal titolo:Un secolo di grande fotografia che raccoglie i capolavori  FOTOGRAFIS Bank Austria Unicredit Art Collection.

Un percorso che ripercorre la nascita della fotografia come espressione artistica dalle primissime sperimentazioni agli anni ’60 con Arbus, Cartier-Bresson e a risalire Dadaisti, documentari..
E’ stato interessante, solitamente le mostre vertono attorno ad un artista, ad un movimento o ad un tema..per una volta invece il filo conduttore era semplicemente quello cronologico.

E già che c’ero ho fatto anche un giro a vedere i Nuovi Musei Civici. Io non me intendo di museologia, curatori, design d’interni o altro..però mi è piaciuto molto, finalmente aperto, finalmente sfruttato nella sua interezza.
Vedremo cosa sarà in futuro ma è un buon inizio.

FE 2014 #1

Finalmente è tornata, conosco molte persone che si lamentano (perché va anche di moda lamentarsi da queste parti) ma io sono contenta quando torna fotografia europea. Perché mi giro la città a piedi, mi vedo un sacco di cose belle o brutte, interessanti o meno; ogni anno imparo qualcosa di nuovo.

E quindi quest’anno è ripartito il mio peregrinare, con ben 2 settimane di ritardo sull’apertura delle mostre ma con ancora un mese davanti. E ho pensato di cominciare con calma, senza informarmi troppo sulle mostre in anticipo e scegliendo di scoprirle sul posto, leggendo tutte le informazioni, le presentazioni e i dépliant mentre guardo le foto e cerco di capire cosa ne penso.

Quindi un po’ per caso sono partita da la mostra di Palazzo Casotti (se ci arrivate da Piazza Prampolini scegliete di andarci non da via della Croce Bianca ma dal vicolo più avanti..il taglio che si apre davanti agli occhi quando il cielo è azzurro come oggi, il sole splende, il fioraio ha la distesa di fiori fuori dal negozio e le cupole di S. Giorgio ti salutano dal viale successivo a me apre sempre il cuore). Questa sede quest’anno ospita la mostra le cui immagini fanno da copertina alla manifestazione, ossia:

Illusionismo Surreale. Fantasie fotografiche del primo novecento in Europa.

A metà tra una mostra di fotografia e una di storia, raccoglie le cartoline fotografiche che andarono di moda nei primi del novecento (1900-1920 ca.) come inizio della fotografia industriale. Cartoline d’amore, d’auguri, paesaggi, star del teatro, star del neonato cinema.

Bianchi e neri, sviluppati in bromuro d’argento, coi colori aggiunti a mano. Con montaggi, fotomontaggi, doppie esposizioni, costumi improbabili e quel surrealismo che nemmeno esisteva come parola ma che adesso non si può non riconoscere.
Giochi di carta e penna, di colla, di foto ri-fotografate, di dettagli con l’aerografo e di porporine per renderle iridescenti.

E’ una mostra che non ti aspetti, molto divertente, piacevole, senza la pretesa di un concettualismo esasperato; mi è sembrata la versione amarcord di certe le foto pazzesche super ritoccate e super artefatte che si vedono sui social network ma che un secolo dopo tutto sommato generano più sorrisi che derisione.