Appunti filosofici

Bibbia: biblioteca, almeno 72 libri, almeno 1000 anni, almeno 3 lingue, almeno da Roma alla Mesopotamia

“Il mondo intero non è tanto prezioso quanto il giorno in cui fu dato a Israele il Cantico dei Cantici, perchè tutti gli Scritti sono sacri ma il Cantico dei Cantici è il sacro per eccellenza”

(Mishnà Yadayìm 3,5).
Rabbì ‘Akìvà

Il desiderio sessuale è irriducibile al bisogno.

Se c’è un luogo per eccellenza in cui l’uomo può diventare bestiale, più della violenza, è l’esercizio della sessualità.
Se c’è un luogo per eccellenza in cui l’uomo può umanizzarsi e divenire un capolavoro dell’arte è l’esercizio della sessualità.

E’ solo un ragazzo, non è uno sposo o una sposa, sono le traduzioni pie che scrivono così per mettere le cose a posto, ma non è scritto da nessuna parte; c’è solo un ragazzo e una ragazza.

Quando si è innamorati, si vede il partner ma si contempla qualcos’altro.

Moi je t’offrirai
Des perles de pluie
Venues de pays
Où il ne pleut pas
Je creuserai la terre
Jusqu’après ma mort
Pour couvrir ton corps
D’or et de lumière
Je ferai un domaine
Où l’amour sera roi
Où l’amour sera loi
Où tu seras reine

F.Brel,
Ne me quitte pas

Preludio: pre-ludus
Carezze e baci, stupore e reticenze.
Gli amanti non hanno un corpo, sono un corpo.
Se l’amore è in attesa, ed è vero, non permette di fare altro. Attende e basta.

6Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come il regno dei morti è la passione:
le sue vampe sono vampe di fuoco,
una fiamma divina!

Ct, 8, 6

Al resto pensi la speranza perchè l’Amore basta all’Amore.

 

 

Appunti dalla lectio di Enzo Bianchi al Festival Filosofia 2013 sul Cantico dei Cantici

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Elogio alla molteplicità

Premetto che iniziare una conferenza citando Gadda ha qualcosa di speciale, unico e insuperabile. E con il senno di poi non saprei pensare a nessun altro autore che rappresenti meglio la necessità enciclopedica del romanzo moderno.

 

…E comprendo l’impossibilità contro cui urta l’amore. Noi ci figuriamo che esso abbia come oggetto un essere che può stare coricato davanti a noi, chiuso in un corpo. Ahimè!
L’amore è l’estensione di tale essere a tutti i punti dello spazio e del tempo che ha occupato e che occuperà. Se non possediamo il suo contatto con il tale luogo, con la tale ora, noi non lo possediamo. Ma tutti quei punti non possiamo toccarli. Forse se ci venissero indicati, potremmo arrivare sino a essi; ma noi procediamo a tentoni senza trovarli. Di qui la diffidenza, la gelosia, le persecuzioni. Perdiamo un tempo prezioso su di una pista assurda, e passiamo senza accorgercene accanto alla verità.

Proust – La Prisonniére
…nella nostra epoca la letteratura sia venuta facendosi carico di questa antica ambizione di rappresentare la molteplicità delle relazioni, in atto e potenziali.
L’eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverata in molti campi d’attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là d’ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione. Da quando la scienza diffida dalle spiegazioni generali e dalle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima sfaccettata del mondo.
Mi piace questa ambizione, bravo Italo, ma mi chiedo l’autore è sempre consapevole di questa ambizione antica e mai completamente raggiungibile?
Ne siete consapevoli?
A malapena lo concepiamo noi lettori. Ed è comunque difficile trovare un equilibrio, ci sono romanzi che alla fine risultano solo accozzaglie di elenchi, di temi, di tracce..una confusione in cui non è possibile ritrovare un capo e una coda.
L’aver scelto il romanzo come forma letteraria che possa contenere l’universo intero è un fatto carico di futuro.
Oggi non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima.
Anche se il disegno generale è stato minuziosamente progettato, ciò che conta non è il suo chiudersi in una figura armoniosa, ma è la forza centrifuga che da esso si sprigiona, la pluralità dei linguaggi come garanzia d’una verità non parziale.
Tra i valori che vorrei fossero tramandati al prossimo millennio c’è soprattutto questo: d’una letteratura che abbia fatto proprio il gusto dell’ordine mentale e della esattezza, l’intelligenza della poesia, e nello stesso tempo della scienza e della filosofia.
Credo che questo sarebbe un punto di arrivo della letteratura, al di là qualsiasi millennio. Ma forse non sarebbe più una letteratura, nè scienza o filosofia. E’ il fatto che siano distinte a renderle ognuna autonoma ed è tra le pieghe delle loro distinzioni che si sviluppano le migliori ricchezze. Non sono certa che l’uniformità porterebbe un miglioramento.

Qualcuno potrà obiettare che più l’opera tende alla moltiplicazione dei possibili più si allontana da quell’unicum che è il self di chi scrive, la sincerità interiore, la scoperta della propria verità. Al contrario, rispondo, chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.

Ma forse la risposta che mi sta più a cuore dare è un’altra: magari fosse possibile un’opera concepita al di fuori del self, un’ opera che ci permettesse d’uscire dalla prospettiva limitata d’un io individuale, non solo per entrare in altri io simili al nostro, ma per far parlare ciò che non ha parola, l’uccello che si posa sulla grondaia, l’albero in primavera e l’albero in autunno, la pietra, il cemento, la plastica…

[Lezioni americane, I. Calvino, 2002, Oscar Mondadori, Milano,].

 

Appunti dal festival filosofia: Bianchi

Ad ogni nazione il suo pane:

Africa: sorgo

Asia: risa

Europa:grano

America:mais

Elogio al pane:

lo spezzarsi del pane,

il profumo che precede il pane

La farina: fior di frumento, midolla del frumento, adipe frumenti

L’acqua

Il lievito:il pane che si leva

Pane della fraternità, pane dalla terra, pane della terra, pane dell’accoglienza, pane del bisogno, pane dell’ospitalità, pane del cielo, pane degli angeli

Vino

Il pane è prosa, ma il vino è poesia.

Che il vino, il pane e l’olio ci diano lezione e consolazione.

Appunti dal festival filosofia: Bodei

” Nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione.” Hegel

Molti si dànno prodigi, e niuno meraviglioso piú dell’uomo. Sino di là dal canuto mare, col tempestoso Noto, procede l’uomo, valica l’estuare dei flutti, e il mugghio; e la piú antica degli Dei, l’immortale Terra, l’infaticata, col giro spossa, anno per anno, degli aratri, col travaglio d’equina prole. Antistrofe prima E degli augelli le stirpi liete cinge di reti, ne fa preda, e le tribú di selvagge fiere, e le marine stirpi del ponto con le spire d’inteste reti, l’uomo scaltrissimo: è signore, con l’astuzia, di quante fiere movon selvagge pei monti, e il giogo pone al crinito cavallo, e al toro infaticato, sovressi i monti. Strofe seconda L’infaticato pensiero, e i suoni vocali rinvenne, e le norme del viver civile, e a fuggire gli etèrei dardi d’inospiti ghiacci, di piogge nemiche. Gran copia d’astuzie possiede; né verso il futuro, se mezzi di scampo non vede, s’inoltra. Solo trovar dall’Ade scampo non può; ma contro immedicabili morbi, rinvenne salutari strade. Antistrofe seconda Oltre ogni umana credenza, il genio dell’arti inventore possiede; ed ora si volge a tristizia, ed ora a virtú. Se onora le leggi dei padri, e degl’Inferi il giuro, la patria egli esalta.

Dal coro dell’Antigone

Tecnica, meccanica, razionalità.

Appunti dal festival filosofia: Settis

Articolo 9 della Costituzione Italiana:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Paesaggio etico

“I monumenti pubblici sono proprietà nazionale: finché sono abitati dall’anima della 
memoria e dell’onore hanno il valore di fini viventi e autonomi. Una volta abbandonati da 
quest’anima essi divengono per una nazione possessi privati a despoti e accidentali, come le opere d’arte 
greche ed egizie nell’impero ottomano”
Hegel

“una seconda natura intesa alla pubblica 
utilità. Questo fu per loro l’architettura"
Goethe a proposito degli italiani