Forze non conservative e traiettorie chiuse

In fisica, il lavoro è l’energia scambiata tra due sistemi attraverso l’azione di una forza quando l’oggetto subisce uno spostamento e la forza ha una componente non nulla nella direzione dello spostamento.

In particolare il lavoro compiuto da una forza è nullo se questa non ha componenti lungo la direzione dello spostamento o se lo spostamento è nullo.

In particolare una forza si dice conservativa quando il lavoro della stessa su una traiettoria chiusa è sempre nullo; in questo caso, il lavoro svolto è pari alla variazione di energia potenziale tra gli estremi del percorso.

Viceversa se il lavoro di una forza risulta non nullo su una traiettoria chiusa questa forza non è conservativa.

La vita non è conservativa. Dissipa per definizione.

E così ti ritrovi dopo un anno allo stesso punto di partenza, il percorso può essere stato breve, lungo, lineare, tortuoso, efficiente o magari si è avvoltolato su se stesso miriadi di volte. Ma alla fine ti senti di nuovo nel punto in cui sei partito.

La filosofia ti direbbe che tu sei diverso, pantha rei, non ci bagna nello stesso fiume etc etc..

La fisica si limita a dirti che poichè la vita è un campo di forze non conservative il lavoro che hai fatto lungo quel percorso, ancorchè non ti abbia portato dal punto A al punto B, ti è costato un sacco di lavoro. Che è energia.. che è stata dissipata..
Ma poichè nulla si crea, nulla si distrugge e in definitiva nulla va perduto nel sistema si può almeno sperare che quel lavoro non sia stato invano, che abbia cambiato se non te almeno l’ambiente.

E’ quindi va bene, va bene anche se ti senti di nuovo al punto di partenza. E’ valso il viaggio? Forse. Forse quello è il punto di arrivo, forse è il punto in cui devi stare. Fai tesoro del lavoro fatto. La buona notizia è che il tuo potenziale, in fondo, è immutato.

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28 cose che preferirei fare piuttosto che andare al lavoro il lunedì di Pasquetta se piovesse

  1. Dormire
  2. Leggere
  3. cucinare
  4. mangiare
  5. finire qualche stagione di qualche telefilm
  6. farmi la manicure
  7. bere del tè con dei gustosi biscotti al burro
  8. farmi due risate leggendo i commenti agli articoli della Gazzetta
  9. progettare un viaggio
  10. spettegolare con un’amica
  11. annoiarmi
  12. colorare dei mandala
  13. fare un puzzle
  14. costruire qualcosa coi Lego
  15. imparare a costruire un dragone di origami
  16. ascoltarmi qualche ora di buona musica
  17. terminare tutte le sfide di solitario al PC
  18. riordinare la mia camera
  19. anadare a trovare mia nonna
  20. lavare la macchina
  21. fare un cruciverba gigante bianco
  22. stirare
  23. guardarmi finalmente Titanic
  24. bere del vino
  25. cazzeggiare su Facebook
  26. un bagno rilassante
  27. uscire col mio ragazzo
  28. cantare a squarciagola
  29. sistemare la mia agenda
  30. farmi le sopracciglia

Lab (or)

Da quando ho cominciato a lavorare con un minimo di regolarità, orari, mansioni, contratto, capo e cose simili ho ricominciato a vivere.
Ma in compenso non ho più tempo per farlo.
WP_20150224_004Avere un’attività in cui esprimere almeno un po’ le mie capacità, imparare qualcosa, svolgere dei compiti ha risvegliato la parte migliore di me, quella più curiosa che ha voglia di fare, vedere, assaporare, sentire e riflettere.
Così mi ritrovo a progettare viaggi, comprare biglietti per mostre in giro per l’Italia, valutare di imparare il cinese, mettermi a dieta, fare regolarmente Olit.
L’inedia abbruttisce l’essere umano anche la più stupida delle attività sia comunque preferibile all’inattività; lo aggiungerei ai bisogni primari dell’uomo: nutrirsi, trovare riparo, trovare compagni, trovare un’attività. In cui sfogarsi, in cui esprimere sè stessi, in cui realizzarsi o almeno imparare qualcosa.
Non che tutti i lavori siano sempre piacevoli, dignitosi o corrispondano alle nostre attitudini e aspirazioni ma in un qualche modo che non mi è ancora del tutto chiaro ci umanizzano. Mi da un contorno più nitido. Non tanto e non solo perchè mi permette di sostentarmi (o almeno si spera che contribuiscano a farlo) fisicamente; l’effetto migliore che tocco con mano ogni istante è la spinta a vivere di più, più a fondo, più intensamente, a conoscere più cose, più persone, fare più esperienze.

A suo modo mi renda più autenticamente mé stessa.
Una donna molto gentile una volta provocatoriamente mi aveva fatto riflettere sul fatto che il lavoro è universalmente considerato un diritto, il salario quasi mai. Non sono abbastanza saggia da avere una profonda riflessione sul tema ma per certi versi non mi sento di dissentire; o più probabilmente sono abbastanza fortunata da potermi permettere di considerare il lavoro più prezioso dei soldi.

Si lavora per vivere e non si vive per lavorare.

Ciò non risolve il vero problema, se avere un lavoro ti fa venire più voglia di vivere quando la esprimi questa voglia di vivere lavorando 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana?
Sapevo che doveva esserci una fregatura da qualche parte.

Sociologia portami via

WP_20150201_005Sparita per un mese.

Il che potrebbe non essere un grosso problema non avendo io scadenze fisse nello scrivere qui, invece un po’ lo è, perché mi è mancato questo spazio e anche la chiarezza di poter mettere un po’ di pensieri nero su bianco alleggerendosi la testa e il cuore.
Ma il lavoro mi ha assorbito, e questa è una novità..almeno nella mia vita.. quindi ne ho approfittato per fare uno studio sociologico su me stessa e il mio approccio al lavoro che sto imparando a fare, come uno studioso che si osserva da fuori incuriosito e divertito dal comportamento delle sue cavie. Ben conscia che la mancata separazione tra osservato e osservatore inficia un po’ la veridicità del risultato..ma alla fin fine non sono qui ad aver la pretesa di rivoluzionare la sociologia quindi mi accontenterò (però se qualche sociologo mi legge e ha voglia di studiarmi me lo faccia sapere, credo che sarebbe divertente).

Nel mio studio su me stessa per questo mese ho avuto sempre davanti agli occhi il calendario (bellissimo!) che ho scelto per il 2015 e che potete vedere nella foto.
Anche questo ha avuto un suo peso nelle mie osservazioni..ed è stato come un mantra ogni volta che non sapevo come comportarmi, anche perché aveva decisamente una frase azzeccata per la mia situazione, inizio lavoro, fine di tante altre cose, cose da costruire e progetti da abbandonare..

Nuovo è il mio cammino per costruire un futuro che non rinneghi ciò che ero e sogni ciò che sarò.

E ora che il mio periodo di osservazione è finito (si lo so, non è che sia durato molto, ma osservarsi dall’esterno è anche abbastanza noioso) dall’alto della mia nuova e più matura consapevolezza di me posso dire che:

–          Lavorare nel centro di una città mi piace, solletica il mio snobismo ma mi fa apprezzare il paese in cui vivo

–          A me piace lavorare, mi piace il lavoro che faccio e mi piace fare le cose bene. Detto questo la mia vita si svolge assolutamente fuori dall’orario e dal luogo di lavoro e sono contenta che sia così.

–          Anche se sono almeno 7/8 giorni che penso a questo articolo quando torno a casa dal lavoro non ho la benchè minima voglia di accendere il computer, comincio a pensare che questa sia la cosa migliore del mio lavoro.

Non valgo granchè come sociologa.
Ma, in compenso, il mio calendario è un ottimo consulente. Vedremo se sarà di aiuto anche a febbraio.