Pellegrinaggi

L’anno scorso ho iniziato a leggere “Alla ricerca del tempo perduto” di M. Proust.

Dopo averne tanto sentito parlare, dopo averne letto in altri libri (qualcuno ha detto Murakami?) ho deciso che ero pronta. Era il momento di iniziare la scalata.

Non sapevo ancora che stavo per cimentarmi nel romanzo più lungo del mondo (l’ho scoperto poco tempo fa). Sono rimasta un po’ intimidita dalla mole dei due volumi che mi si sono presentati davanti ma sull’onda dell’incoscienza a marzo dell’anno scorso mi sono lanciata. Ho terminato il primo volume ad agosto.

E ho assaporato dopo tanto tempo la fatica di un libro. Il Labor e la passione.

La metafora della montagna si è rivelata appropriata nel bene e nel male. Ho faticato, mi sono fermata ad ammirare il paesaggio, mi sono fermata per prendere fiato, incerta sulla strada, ho imparato a conoscere l’ambiente.
E così mi sono ritrovata a metà strada..poi il mio mondo si è sgretolato e le forze mi sono servite per piegarmi sotto lo tsunami senza farmi spezzare.

Ma quando le acque si sono ritirate ho ripreso il cammino.

Sono a poco meno di metà del secondo volume e istintivamente mi sono resa conto che il mio passo si è fatto più leggero, che le parole, i suoni e la sintassi che prima mi respingevano ora mi sembrano accoglienti come vecchi amici d’infanzia di cui conosco bene pregi e difetti.

Non mi blocca più la consapevolezza intensa di certe paginein cui ritrovo me stessa.
E soprattutto ho scoperto un nuovo modo di leggere, io che sono un compulsivo topo di biblioteca mi sono sorpresa a prendere tempo, a darmi tempo.
Proust mi sta insegnando la sobrietà e a suo modo anche l’umiltà (per quanto si può imparare l’umiltà da qualcuno che ha preteso di scrivere letteralmente il romanzo della propria vita) di accostarmi a qualcosa che non posso possedere tutto insieme, che devo necessariamente accogliere poco alla volta.

Credevo sarebbe stata un’epica impresa invece si rivela ogni giorno come un pellegrinaggio mistico.

Vedrò il panorama dalla cima.

Farfalla, arcobaleno, suggestivo, adamantino, divampare

Ceci n’est pas..
Questo non è un blog di recensione, nonostante la mia smodata passione la lettura, e non aspira ad esserlo..

Ma alcuni libri hanno il potere di scardinarti il cuore e seminarci qualcosa di nuovo e rivoluzionario, per questi libri vale la pena di fare un’eccezione..

Ho seguito l’invito del protagonista a stilare la classifica delle proprie 5 parole preferite per rompere l’imbarazzo di dover davvero dare un voto a questo libro.
Molti conosceranno la storia di Don Giuseppe Puglisi ( e il film di Faenza citato anche da D’Avenia merita davvero di essere visto) ma questo più che un libro su di lui è un libro sul coraggio e sui suoi bambini.
Sulla differenza tra chi è maleducato e chi invece è educato al male e sull’innocenza che si nasconde all’inferno.
E’ un libro sull’inferno e ognuno dei bambini di don Pino costretto a vivere e farsi strada in quel suo personale inferno mi ha strappato il cuore in pezzetti così piccoli che non sono certa di averli raccolti tutti alla fine della lettura.
Per ogni personaggio tragico, misero e dolente di ogni libro e di ogni racconto della storia dell’umanità esistono esseri umani reali a cui quelle cose sono capitate davvero, che le hanno vissute e le vivono ogni giorno; ma per questo libro è diverso.
So che esistono M.me Bovary, che esistono principi Myskin, che esistono Cyrano, commissari Montalbano da qualche parte nel mondo e persone le cui storie sono analoghe; ma questi bambini per me hanno una faccia, dopo aver incontrato Francesco, Maria, Serena, Riccardo non posso levarmeli da dentro.
Sarà perché Brancaccio è qui, in Italia, perché potrei averli incontrati girando per la meravigliosa Palermo e magari non ci ho fatto caso.. ma in questo libro ho fatto la stessa esperienza di Federico, non posso più andarmene, non posso voltarmi dall’altra parte, non posso abdicare al coraggio che richiede la custodia del paradiso all’inferno.
Se penso anche solo per un istante a Dario..ho paura che mi si scardini il cuore..sono storie che releghiamo alla guerra, alla miseria più nera a posti lontani da noi nello spazio, nel tempo o nell’anima e che invece quando le ritrovi così vicino a casa tua ti chiedi (non me ne voglia Dostoevskij) come sia possibile in un mondo così pieno di uomini malvagi e irascibili avere ancora voglia di guardare il cielo stellato.
E’ forse una domanda da giovani?
Leggete questo libro, per farla sorgere nel vostro cuore, per ridurre un po’ lo spazio che l’inferno si prende dentro di voi, e questo è già un po’ salvarsi insieme.

Virtualmente schiava

Io ho letto un libro (splendido peraltro) la cui protagonista per un certo periodo della sua vita si trova a tenere un blog, uno di quelli giusti. Con un tema forte, di successo..successo nato per caso ma molto realisticamente.
E poi se ne ritrova inglobata, in un certo senso etichettata. E’ fagocitata dal blog, dall’altro, dai suoi lettori.. e comincia anche a concepire le sue relazioni reali in funzione della sua scrittura.
Non ho mai avuto, nè mai desiderato avere un blog di successo nè fare la blogger come mestiere per la vita. Eppure non ho fatto alcuna fatica ad immedesimarmi.
Anche quando scrivi principalmente per te stessa ( come faccio io), per il piacere delle cose nero su bianco in fondo offri comunque all’altro una parte di te; non ho difficoltà a credere che queste offerte possano divenatre poi ricatto e prigione. Non avevo mai realizzato che la realtà potesse essere così poderosamente liberante.

Prese di coscienza quando meno te lo aspetti

Quello di cui ho bisogno per sopravvivere
non è il fuoco, acceso di odio e di rabbia.
Ho già abbastanza fuoco di mio.
Quello di cui ho bisogno
è il dente di leone
che fiorisce a primavera.
Il giallo brillante che significa
rinascita anzichè distruzione.

La promessa di una vita che continua,
per quanto gravi siano le perdite che abbiamo subito.

S. Collins

Social Book Day&friends

Poco tempo fa girava sui social network una catena che ti invitava a pubblicare i dieci romanzi che ti hanno cambiato la vita..e che nella maggior parte dei casi diventava un sfoggia i romanzi che hai letto, se sono classiconipazzeschi meglio così sembri molto più figo.
Come se a cambiarti la vita possano essere dieci classici tomi fermaporta..

Nessuno arriva ad amare Le memorie di Adriano o Madame Bovary se prima non c’è stato un Geronimo Stilton qualunque che gli ha fatto venire voglia di leggere ancora e ancora.. e di averne altre di pagine..

Nessuno si strugge per Heathcliff o per Emma se prima non c’è una qualche Moccia o libro delle Ragazzine (per chi non li conoscesse o non se le ricordasse..meritano sempre un tuffo nel passato e molte risate) che ti fa capire che a te le storie d’amore tormentate piacciono inesorabilmente.

Molti classici possono cambiarti la vita..ma non da soli. Indi per cui ho lasciato perdere quella catena (che però come si può vedere mi ha fatto venire un po’ di orticaria..chiamiamolo snobismo? Ok, sia pure..). Ma oggi è il social book day, che non so bene cosa voglia dire ma è una scusa per parlare di libri perciò ben venga.

Ecco, allora, in onore di questa ricorrenza i libri che mi hanno cambiato la vita:

1. Le avventure della Mano Nera

2. Terza Generazione

3. La Bibbia

4. PopCo

5.Se una notte d’inverno un viaggiatore

6. Le città invisibili

If it wasn’t for you

I’ll be alone

Cogliere i segnali

Essendo oggetto della letteratura la stessa condizione umana, chi la legge e la comprende non diventerà un esperto di analisi letteraria, ma un conoscitore dell’essere umano. Quale migliore introduzione alla comprensione dei comportamenti e dei sentimenti umani, se non immergersi nell’opera dei grandi scrittori che si dedicano a questo compito da millenni? E allora quale migliore preparazione per tutte le professioni basate sui rapporti umani? […]. Avere come maestri Shakespeare e Sofocle, Dostoevskij e Proust non sarebbe come approfittare di un insegnamento eccezionale? E come non capire che un futuro medico, per esercitare la sua professione, avrebbe più da imparare da questi stessi maestri che dai concorsi di matematica che oggi determinano il suo avvenire? (1)[…] Bisogna includere le opere letterarie nel grande dialogo tra gli uomini, iniziato nella notte dei tempi, e a cui ciascuno di noi, per quanto insignificante sia, prende ancora parte. […] A noi, adulti, spetta il compito di trasmettere alle nuove generazioni questa fragile eredità, queste parole che aiutano a vivere meglio”.

Tzvetan Todorov

 

Se fosse un libro di Paolo Coniglio ora manca solo un meteorite/angelo/visione che piomba giù dal cielo indicandomi magicamente la via per diventare professoressa.

 

Criteri di riordino

Fine vacanze di Natale, grandi pulizie, case che si svuotano di festoni. Ogni scusa è buona per riordinare scaffali, librerie, cassetti, armadi..n’importe quoi, purchè si riordini.

Il mio campo sono le librerie: riordinare tomi polverosi, colorati, sontuosi o ammiccanti disposti a caso e seminati in giro per l’intera casa: dal bagno a sotto i letti ( ho sempre pensato che lo spazio sotto i letti andrebbe sfruttato per contenere cose più valide che enormi costruzioni futuristiche di polvere e capelli).
E così ci troviamo di nuovo al quesito principe (per lo meno di questa piccola quaestio). Con che criterio?

Provate a dare un’occhiata alle librerie delle persone; oltre a rivelarvi moltissimo di loro (se non hanno una libreria fuggite finchè siete ancora in tempo, se ne hanno una ricoperta solo di tomi rilegati di classici di ogni tempo ma con pagine intonse e che scricchiolano ad aprirli pure. I libri non si comprano per bellezza. Mai.) per i titoli che troverete vi rivelerà molto anche l’ordine in cui sono messi.
Esistono più scuole di pensiero si questo che sulla nuova legge elettorale o sulla trasformazione preoccupante di Miley Cyrus.
Rigoroso ordine alfabetico..bella storia, ma in base a cosa? Autore? Per cognome? Per nome (di solito, fateci caso gli scrittori si citano sempre per nome)? Per titolo? consideriamo anche gli articoli?
Allora no, per spessore, per numero di pagine, per altezza, per colore, per tema, per ordine cronologico.
Si ma poi vai a ricordarti quante pagine aveva il tal libro quando lo cerchi.
Questa banalità ha tenuto banco a lungo nelle case di ogni bibliofilo.

Io mi sono arresa. Ho deciso che la mia libreria sarà ordinata per simpatie autorali.
Così è nato l’angolo in alto dei poeti: da Dante a Tagore tutti vicini, tutti belli colorati; i poeti li ho sempre pensati intimamente legati tra loro attraverso i secoli e gli stili e ho paura che sarebbero guardati un po’ male dagli scrittori di prosa. Complessi di inferirorità, spocchia..chissà..di fianco a loro per evitare malintesi un po’ di classici sui generis Sciascia, Stevenson e il meglio della letteratura da adolescente che ancora conservo. Sono sicura che i poeti guarderanno con condiscendenza questi ultimi i quali da bravi libri per adolescenti se ne fregheranno alla grande.
Grillo l’ho messo di fianco ad Olivero per insegnargli la tolleranza e la coerenza ( finora con scarsi risultati), Kerouac con Boccaccio ho l’impressione che se la godano alla grande, i libri di Scarlett Thomas sono separati a due a due, lasciarli soli mi sembrava rischioso, sono un po’ nerd e non voglio che si isolino nei loro mondi surreali.
Salvalaggio, Cassola, Orwell si fanno buona compagnia ( sono il circolo politico della mia libreria..puzza di sigaro e discorsi seri) mentre Jack Frusciante sta di fianco a Taylor Mali (poesie statunitensi ultima generazione) per ricordare a me capitoli importanti della mia vita letteraria e personale.
La Bibbia vicino a Berthoud&Elderkin che come manuale possono sopportare un vicino tanto illustre. Ai paesaggi nordici scarni e freddi di Asa Larsson ho contrapposto a destra e sinistra la Sardegna maigica a misteriosa di Michela Murgia. Berselli e la sua economia giusta tentano di porre un argine al disagio affascinante ma dilagante di Murakami. Dickens sta dappertutto, non fa storie lui, Cibrario e Faletti hanno sufficiente grazia per inserirsi in qualsiasi discorso altrui. De Saint-Exupery fa capolino in varie lingue improvvisando tandem linguistici con Cossè, Amoz Oz,Baricco.
Se i miei libri potessero chiacchierare si farebbero delle belle chiacchierate e quando io li guardo mi vengono sempre in mente nuovi accostamenti che rimandano ad altri autori, altri libri, altre storie già lette, in lettura e da leggere.
E una libreria ordinata per fecondare.

Funziona.