Naufrago

Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più
.

Quando una barca affonda, brucia, si inabissa, cola a picco..le vittime si chiamano naufraghi. Alcuni diventeranno superstiti, altri no. Non sono migranti, non sono immigranti, non sono clandestini.
Si chiamano naufraghi. Siano essi passeggeri di una crociera colata a picco per l’incuria di chi la dirigeva, passeggeri di un traghetto incendiatosi nell’Adriatico o passeggeri di un rottame alla deriva che sperano di toccare la costa prima che quest’ultimo si disfi sotto i loro piedi e le loro miserie.
Le vittime del mare si chiamano naufraghi, perchè la sensazione di essere inghiottiti dalle acque senza sapere nuotare è la stessa, lo smarrimento di sapersi in balia di qualcosa di più grande, potente e incontrollabile è la stessa.

Perchè il freddo dell’acqua non ti chiede chi sei, da dove vieni, che religione professi, quando senti che sei troppo stanco, che la prossima onda vincerà, che le persone che erano di fianco a te sono scomparse, che senti solo le loro urla, che il tuo amico, figlio, compagno di viaggio si è già arreso; quando l’acqua ti sovrasta e sai che non ce la fai più e sputi sale e lacrime e gridi non ti aiuta sapere che eri in vacanza o in viaggio o in fuga.
E la prima volta che i tuoi polmoni respirano acqua salata questa brucia e ti riempie gli occhi di lacrime e il cuore di gelo e la superficie del mare è lontana sopra di te o forse sotto, e lo senti, lo capisci, hai il tempo di realizzare che è la fine e di essere terrorizzato con ogni fibra del tuo essere.
Sei solo un essere umano che ha paura, un naufrago.

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Numeri in rubrica

La settimana scorsa mentre ero in vacanza è morto Giorgio Faletti.

Tendenzialmente le manifestazioni di affetto quando muore qualcuno che ha una certa notorietà mi lasciano perplessa, sepcialmente quelle via social network. Non sono una di quelle che ama prendervi parte, anche se conosco il dipartito e per quanto potessi stimarlo difficilmente la cosa mi fa realmente commuovere. D’altro canto non sono nemmeno solita deridere chi lo fa o irritarmi tacciando di ipocrisia i suddetti (anche se nel segreto della mia mente qualche risata ogni tanto ci scappa..).
Sia come sia, Giorgio Faletti è morto.
Essere all’estero mia ha risparmiato forse alcune delle solite ovvietà che dispensano tv e giornali e il personaggio era noto ma probabilmente non così tanto da sussitare ondate di cordoglio virtuale così portentose. Io però, che continuo a considerare Io Uccido come uno dei migliori thriller italiani di sempre (se non IL) mi sono sentita profondamente triste.

J.D.Salinger lascia dire al suo Holden:

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. 

Mi sono resa conto che se ora mi dessero quel numero di telefono non potrei più chiamarlo. Ma lo vorrei lo stesso quel numero.

Lasciti

Nell’anno trascorso ho provato a leggere”Memorie dal sottosuolo”. Mi sono arenata ben presto. Proprio quando il narratore con disarmante crudeltà ricorda che la consapevolezza è la peggiore delle condanne, che nessun uomo davvero consapevole può vivere sereno..
Perché il tempo che scorre, una vita che sfugge e la reale presenza della fine che giunge ti soffocano, non puoi vivere pensando che ciò che ami finirà, che lo vedrai svanire. Lo cantava anche Freddie Mercury “Who wants to live forever when love must die?”.
Nel 2013 ho lasciato qualcuno che amavo e molta della mia ingenuità..
Che meraviglia l’ingenuità.