Hogar

A volte di notte sarebbe opportuno dormire. A volte non ce la si può fare neanche volendo.

E’ passato quasi un mese dal mio ritorno a casa. Casa. E’ passato quasi un mese da quando ho lasciato casa.

E quindi adesso mi sento a casa.

Ci sono persone che imparano a sentirsi a casa ovunque, magari all’inizio fanno fatica ma poi imparano ad adattarsi a portare la loro casa dentro di sè, come uno stato mentale, o uno stato d’animo. Io no.
Non sono capace e forse neanche mi interessa impararlo, in realtà mi piace che alcuni posti siano casa e alcuni invece non lo diventino mai, mi aiuta a non perdere la dimensione del viaggio.

Casa mia mi fa sentire a casa. Il mio paese mi fa sentire a casa, anche quando è ricoperto di neve e irriconoscibile come ora. Ci sono cresciuta, mi conosce a memoria. Le colline e la campagna.

Da poco inizio a considerare casa anche Reggio, anche se questo non mi impedisce ogni tanto di guardarmi attorno smarrita. Ma poi mi ci ritrovo sempre.
Mi sento a casa in certi punti di certi paesi della mia terra, dell’Emilia. Dei centri lungo la via Emilia, le piazze cittadine,i portici, hanno qualcosa che mi appartiene o forse io ho qualcosa che appartiene loro. Mi sento a casa nella nebbia.

Mi sento a casa in posti lontani che incontro come se non avessi cercato altro, come arrivarci e capire che erano lì ad aspettarmi da sempre e ci siamo sempre desiderati tanto. Mi sento a casa a Santa Croce a Firenze, mi sento a casa a Siviglia che ho girato senza mai perdermi e senza cartina come se non avessi mai fatto altro nella vita.
Mi sento a casa a Erice, a Noto, nelle strade di Ragusa Ibla, in Sicilia mi sono sempre sentita a casa.
Mi sentirei ancora a casa credo a Marina di Pietrasanta.
Mi sento a casa in ogni Chiesa e forse anche per questo credo.

Mi sento a casa in ogni libreria e biblioteca, forse perchè sono viaggi che mi portano più dentro di me che fuori di me.

Mi sento a casa con Stefano, ed è talmente ovvio che non saprei che altro dire.
Mi sento a casa coi miei amici e i loro sorrisi, ma ancora di più coi loro silenzi. Mi sento a casa a casa di Gu.
Mi sento a casa con Mario, forse perchè la sua casa è un po’ ovunque o forse perchè la nostra amicizia è sempre stata itinerante.
Mi sentirei a casa con Anto, come un posto conosciuto e che ti ha conosciuto così bene a cui però concedi sempre il beneficio di sorprenderti.
Non mi sono mai sentita a casa con Gabriele e forse non è un caso che abbia iniziato a viaggiare così tanto..le partenze mi davano sempre più gioia del ritorno.

Mi sento a casa con la mia famiglia. Tutta, ma soprattutto con le donne della mia famiglia, zie, cugine, mamma, sorelle,nonne..le donne della mia famiglia e i loro sorrisi, i loro occhi furbi e le loro lingue svelte, perchè non ce ne muore in gola mezza. Il loro intuito sottile e preciso. Mi sento a casa anche coi miei cugini, benchè maschi ma è una cosa diversa, accogliente come può esserlo un muro, silenziosi ma solidi.

Mi sentivo a casa a Murcia, mi faceva sentire a casa quella luce così bella che a inventarsela non ne avrei immaginata una uguale. La solitudine che respiravo lì aveva preso un odore peculiare.
Mi sentivo a casa in Santa Eulalia, i mille locali e la gente che faceva chiasso; mi sentiva a casa con Santa Eulalia, con la veste bianca della verginità, il drappo rosso del martirio e il giglio verde in mano. Mi strappava sempre un italianissimo sorriso.
Mi sentivo a casa con Laura, che ce l’avrei vista bene tra le donne della mia famiglia, per la semplicità con cui sapeva dare il significato giusto alle mie parole, senza cadere in ironie e malizie, terminava le mie frasi come se fosse la cosa più naturale del mondo. Semplice e bello come il profumo del pane.
Mi faceva sentire a casa Carlos, generalmente ridendo, quel senso di trasparenza, di nudità dell’animo allegra, immediata e liberatoria di casa tua. O almeno di casa mia.

Ci sono tantissimi luoghi, fisici o dell’anima, che sono casa mia. E ancora di più che non lo sono e non lo saranno mai.
Luoghi che sono esplorazione, scoperta, viaggio, fascino e mistero. E resteranno tali.

A ben pensarci, c’è tanto di cui rendere Grazie.

Distanze nuove

Nuove unità di misure per le distanze,per combattere le ansie. Per tenerle a bada.

Quanto dista casa tua? 14 giorni.

E 2 esami.

O 1 cielo rosa.

MurciaPlaza Santa Eulalia

Murcia
Plaza Santa Eulalia

Anche a Raissa, città triste, come un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa… a ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa di esistere

Le città invisibili

I.Calvino

 

Servono dei riti

A.De Saint-Exupery faceva l’aviatore. E questo probabilmente lo sappiamo tutti. Ma io ho capito solo ieri quanto avesse ragione nel parlare dei riti.

Solo un viaggiatore può saperlo e io mi accingo ora a riconoscerlo, in quanto forse dentro di me lo avevo già scoperto. Sono necessari dei riti per preparare il cuore, sono sempre necessari dei riti per ritrovarsi e sentirsi.

Perchè quando sei lontano da casa e ti senti solo, hai l’impressione che nessuno in quella parte di mondo dove stai camminando sia davvero interessato a te e al tuo stare bene i riti sono tutto quello che ti resta.

E quindi alzarti la mattina e leggere le email, mandare il buongiorno a chi hai lasciato a casa e fare colazione, leggere i giornali online e poi con calma quando il cuore si è calmato, quanto il respiro non è più corto e la luce del giorno sembra sorridente puoi iniziare la giornata. Non è tempo perso, è tempo per te stesso, tempo per recuperarti, per prenderti cura non solo di te ora ma anche di te dopo. Perchè quando sei i viaggio aspetti sempre qualcosa, occorre, dunque, preparare il cuore a questo qualcosa.

Benvengano i riti. Bentornati.

Bentornata.

Guapa,paella,sin duda!

Guapa.

Questa è casa mia ma non è casa mia.Tonerò prima di quanto credete ma dopo di quanto vorrei.

Però è casa mia e ve la mostro e provo a spiegarvela, le cose che amo e le cose che odio. E in trasparenza di quelle che mi fanno arrabbiare si vedono quelle che vorrei,perchè poi ti affezioni ai posti quando ti accorgi che inizia a pensare alle potenzialità che hanno e a come li vorresti.

Paella.

La mia università non è la mia università ma comunque mi piace,riluce, mi piace la luce, mi piacciono i colori, quelli mi tengono allegra, mi tengono entusiasta e volenterosa.E questa lingua mi affascina e  mi culla..

Sin duda.

Però senza di voi sarebbe stata una lunga attesa e ancora lo è e lo sarà..ma ho ricaricato le pile  e sono allegra e cerco di avere speranza ed entusiasmo.

Murcia30 novembre

Murcia
30 novembre

Grazie.

Lluvia:istruzioni per l’uso

Piove.

Cari spagnoli, so che non siete assolutamente acostumbrados a la lluvia, no es esta parte de España.Si, lo so.

Sarà l’autunno più piovoso dai tempi di Noè qua. Non pretendo che usciate ballando sotto la pioggia con sgargianti ghette e impermeabili a fiorellini. Anzi, mi rendo conto del vostro giustificato smarrimento, entonces, teneis cuidado con lo que voy a decir:

-Piove, non è ddt, se ti tocca una goccia non morirai quindi no aprire l’ombrello mentre sei sulla soglia di qualsiasi entrata o uscita esistente. Il resto del mondo dietro e davanti a te fa anche a meno.

-Si, non esistono tombini, si, le strade sono fatte tutte pari e si allagano, si le auto passando ti fanno la doccia.Non urlare ogni santa volta, non aiuterà.

-No, le scarpe scamosciate non vanno bene e se hai avuto la sfiga di metterle anche se devi stare attenta a dove metti ogni singolo piede (anche perchè nessun marciapiede è pensato per far scolare l’acqua e di questo non hai colpa) ogni tanto alza la testa, perchè le persone non posso fare lo slalom per evitarti tanto più che se guardi per terra è molto difficile intuire dove vuoi andare.Guarda dove vai, cacchio!

-No, il pantalone da sfattone con metri e metri ce ti calpesti già fa schifo col sole con la pioggia ti garantisce un umidore costante almeno fino a metà coscia tutto il giorno e puzza di cane bagnato dell’evaporazione..wow..meno rivoluzione socialista e più buon senso quando piove please.

-L’ombrello, il paraagua, questo sconosciuto salvatore.Si aprilo, ma non sotto le pensiline del tram dove occupa lo spazio di 5 disperati che se ne stanno all’acqua perchè il tuo prezioso ombrello stia al coperto.

-Ancora lui, il migliore amico dell’uomo..l’ombrello..se usi un ombrello, so che a te Murciano medio capita 4 volte all’anno ma fidati devi tenerlo più alto degli occhi, per poter vedere dove vai, per poter evitare le persone e per poter alzare o abbassare l’ombrello quando ne incroci un altro; cozzare per vedere chi c’è la più duro non aiuta e non lo appoggiare sulla spalla che poi ti fa da raggiera intorno alla testa e senza accorgertene occupi lo spazio di 3 persone affiancate.

Dai gente, su..solo es lluvia..no pasa nada

Buonsenso però!