cartOline

Mi sono sempre piaciute le matrioske. Da scoprire strato dopo strato, uno dopo ‘altro, scoprendole piano piano. Tante sorprese una dentro l’altra.

5 città in una.

 

Una città liberty di palazzi e giardini, di fontane e stagni, giochi d’acqua; una città elegante e piena di salotti, una città di teatri chic, di lampioni in ferro battuto che diffondono una luce gialla e calda. Una città di viali alberati e palme.
Dentro una città barocca con una chiesa ogni 30 metri, con uno skyline di cupole che sembrano panna montata e meringhe, con stucchi e decorazioni ovunque, con i toni pastello del rococò, gli interni che sembrano servizi da thè in porcellana finissima, con i soffitti affrescati e stuccati in oro nelle case da cui bambini nudi e chiassosi si affacciano.Una città in cui anche 2 vie che si incontrano diventano un pretesto per celebrare, ricordare, abbellire vantarsi, specchiarsi e ammirarsi in tutta la bellezza che si immagina e si vuole concepire.

Dentro una città medioevale di stradine che si incrociano vorticosamente senza sapere se e dove finiranno, di angoli sporchi e decadenti, di colori sbiaditi, di muri scalcinati, di porte sprangate per rischio di crolli, di vicoli stretti, altri e bui. Una città di mercatini rionali, popolari, sporchi, rumorosi e persino puzzolenti ma anche infinitamente affascinanti.

Dentro una città capitale d’Europa, nordica e bizantina, imponente in tutta la gloria di 800 anni fa, nei suoi castelli, negli archi ciechi dei normanni, nei decori neri e blu, di mosaici scintillanti e grandiosi, di colate d’oro che si riversano dal sole sulle pareti. Nelle mura imponenti, nelle porte gloriose.

Dentro una città araba costellata di palmeti, arsa dal sole e in continua lotta contro la polvere e la luce, una città di cupole rosse, di iscrizioni arabe, di opere magistrali di arte fatimita, di maioliche scintillanti al sole, una città di moschee dopo che di chiese e prima nuovamente che di chiese.

Dentro una città…

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carToline

Facciamo una pausa a Terrasini, ci riposiamo.

E dov’è?

Boh..tra Trapani e Palermo. Ok, deciso.

Quando si dice il caso.

Un piccola Riccione sulla costa siciliana. La costa siciliana: con le rocce, una costa alta, frastagliata, con le discese a mare. Una Liguria nel posto sbagliato, o nel posto giusto. O forse è la Sicilia che si è trapiantata oltre Genova, non lo so ma è un bell’interrogativo tra un tuffo e l’altro, nella bolgia della mille serate animate di uno sperduto paesino che non avresti mai detto.

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Erice

 

 

Erice ha forse il microclima migliore della Sicilia.

E sicuramente un fascino indiscusso, la città delle 60 chiese, arroccata sull’omonimo monte, dove soffia sempre un vento fresco e frizzante che ti spazza via la salsedine e la polvere. Ma l’aria profuma ugualmente di mare. Erice è il posto dove perdersi è bello, aggiunge gusto e non ti fa mai sentire spiazzata. Per l’aria di questa città ho usato per la prima volta l’aggettivo adamantino.

Kilometri e kilometri all’ombra dei muri di pietra che sono stati toccati da così tante mani che è meglio non pensarci, fa sentire spaesati. E’ un luogo dell’anima, un luogo concettuale.

Erice is a state of mind.

 

Cartoline

Corso Garibaldi e Vittorio Emanuele a Trapani, scintillante e pieno di vita.

Una lingua di terra protesa tra l’Europa e l’Africa, persino più di là che di qua, all’estremo confine del mare. Battuta dai venti, patria di miti, di ancestrali riti, terra che deborda di luce.

Ti inonda la testa, gli occhi, l’anima. Una lama di terreno che si modella su di te o ti modella su di lei. Il lungo mare di Trapani sotto le stelle di San Lorenzo.

Viaggiare a piedi, macinare metri su metri alla ricerca del Santuario della Annunziata: nascosto e prezioso. Incastonato tra le palme, labirintico. Ornato di barocco e di forme arabeggianti. e dentro delicato ed elegante come una porcellana raffinata.